South Cluster Cross Visit: cosa abbiamo imparato in Francia sul futuro del biologico
Una visita a Valence tra aziende cooperative, ricerca sul campo e agroforestazione
Dal 11 al 14 maggio, alcuni tecnici di DEAFAL hanno raggiunto Valence, nel sud-est della Francia, per partecipare al South Cluster Cross Visit organizzato nell’ambito del progetto europeo Organic Yields Up (Oyup – Migliorare le rese nei sistemi di coltivazione biologica), coordinato da FiBL Europe e composto da 17 partner internazionali, tra cui la Scuola superiore Sant’Anna di Pisa, l’Università di Pisa ed EcorNaturaSì.
Il progetto Organic Yields Up
OYUP ha l’obiettivo di individuare strategie efficaci per aumentare le rese nel settore biologico mantenendo elevati standard di sostenibilità. Lo fa promuovendo il dialogo tra innovazione ed esperienza degli agricoltori e delle agricoltrici in diversi contesti europei, e lavorando per trasformare le reti regionali tra partner — oggi spesso informali — in collaborazioni strutturate e stabili. Il progetto non si limita alla dimensione agronomica: affronta anche gli ostacoli normativi e quelli legati all’innovazione sociale, stimolando nuove relazioni tra gli attori dei territori.
Un confronto tra esperienze concrete
L’obiettivo del South Cluster Cross Visit era favorire uno scambio di esperienze tra i diversi Multi Stakeholder Peer Group, per individuare strategie emergenti e cambiamenti concreti capaci di rendere i sistemi agricoli più adattabili ad ambienti imprevedibili, a partire da esperienze reali.
Durante i quattro giorni abbiamo visitato realtà di sperimentazione e ad alto valore di filiera, che hanno stimolato un ricco confronto tecnico-agronomico. Abbiamo conosciuto esempi di organizzazione collettiva e di costruzione della filiera, e nei workshop abbiamo ragionato insieme su cosa di tutto questo potesse essere applicabile al nostro contesto.
Le aziende visitate
La prima tappa è stata La Ferme des Volonteux, una cooperativa di 30 ettari policolturale e dinamica, che abbraccia orticoltura, frutticoltura, vivaismo, seminativi, macinazione e panificazione. I prodotti vengono venduti direttamente, tramite un negozio aziendale. Ogni settore opera in modo autonomo, ma l’intera azienda è retta da una gestione collettiva — un modello organizzativo tanto semplice nella descrizione quanto complesso e stimolante nella pratica.
La seconda visita ci ha portati a Les Graines d’Ozon Farm, dove da oltre dieci anni agricoltori e ricercatori dell’istituto ISARA portano avanti una prova in coprogettazione. Il confronto è tra due sistemi: il sistema “diversità”, basato su una rotazione di 8 anni con cover crop, e il sistema “fertilità”, orientato alla conservazione del suolo con lavorazione minima e rotazione di 4 anni. Un esempio concreto di come ricerca e pratica agricola possano parlare la stessa lingua.
Infine, abbiamo visitato la Piattaforma TAB — Techniques Alternatives et Biologiques dell’Étoile-sur-Rhône Experimental Farm, gestita da una rete di 12 partner di ricerca. Qui si sperimenta un sistema agroforestale diversificato — seminativi, ortaggi e frutteto — studiandone gli effetti su colture, microclima, biodiversità, parassiti, competizione delle spontanee e ciclo dell’acqua.
La lezione più importante
Tra i molti spunti emersi, uno è stato particolarmente chiaro: gli agricoltori e le agricoltrici devono entrare nelle prove sperimentali e dimostrative come veri protagonisti, non come semplici esecutori. E i cambiamenti sostanziali dell’agroecosistema non nascono dal cambio di uno strumento, ma dalla capacità di adattare strumenti e pratiche al proprio contesto e agli obiettivi agronomici specifici.
Un principio che portiamo a casa come bussola per il lavoro che ci aspetta.
Ringraziamo gli organizzatori e tutti i partner per l’invito e per questa preziosa occasione di confronto!
