SOILRES: La Petrosa apre i campi agli studenti del corso di Biofertilizzanti organici dell’Università Federico II

Il 29 aprile 2026, l’Azienda Agricola La Petrosa di Ceraso (SA) ha accolto gli studenti del corso di Biofertilizzanti organici dell’Università degli Studi di Napoli Federico II. Un’esperienza realizzata in coordinamento con Deafal, che ha trasformato i campi dell’azienda in un laboratorio a cielo aperto di agroecologia applicata

La Petrosa, azienda biologica con produzioni vegetali e zootecniche in ambiente mediterraneo, è il caso studio italiano di SOILRES (Multi-Faceted Biodiversity Integration for a Healthy Soil and Resilient Crop Management). Nel corso dei quattro anni di progetto si valuterà come diverse strategie di gestione del suolo e delle colture influenzino la salute fisica, chimica e biologica del suolo, la resilienza delle colture a stress biotici e abiotici e la stabilità produttiva nel medio-lungo periodo.

I punti focali della visita hanno riguardato il miglioramento della salute del suolo tramite precise lavorazioni meccaniche, l’integrazione di nuove tecnologie per l’applicazione di input organici funzionali (biofertilizzanti e biostimolanti), commerciali o autoprodotti in azienda, e le opportunità di economia circolare in agricoltura.

Strip tillage e bilancio del carbonio organico

L’analisi dello strip tillage (lavorazione a strisce) ha permesso di illustrare come la gestione meccanica conservativa agisca direttamente sul bilancio del carbonio. Limitando la perturbazione del suolo a una fascia ristretta, si riduce drasticamente l’esposizione della sostanza organica all’ossidazione atmosferica, mitigando le emissioni di anidride carbonica di origine pedoclimatica. 

Da un punto di vista agronomico, gli studenti hanno potuto analizzare i benefici di una gestione differenziata dello spazio agrario. La lavorazione localizzata della sola striscia di semina risponde alle esigenze fisiologiche del mais nelle prime fasi fenologiche: la rimozione dei residui colturali e la parziale aerazione della fascia riducono la resistenza meccanica alla penetrazione radicale, garantendo un’emergenza uniforme e un vigore iniziale della coltura paragonabili alle tecniche convenzionali, ma con un impiego energetico e un impatto sul suolo drasticamente inferiori. 

Nelle interfile non lavorate, invece, vengono garantite la portanza del suolo – utile per evitare il compattamento nelle carreggiate delle macchine agricole -, e la continuità di macro e micropori; il suolo è inoltre protetto da intemperie atmosferiche (precipitazioni e vento), dalle radiazioni solari e dalle alte temperature di fine primavera e inizio estate, quando la copertura fogliare della coltura non è ancora completamente sviluppata. 

In presenza di una pacciamatura viva nell’interfila, viene garantita una continuità nella presenza di radici vive nel suolo che, combinata all’effetto ombreggiante, contribuisce al mantenimento di una comunità microbica viva e attiva anche nei periodi in cui questa sarebbe altrimenti inattiva. 

Questa gestione duale è stata presentata come una strategia chiave per la stabilità del carbonio organico: la fila lavorata subisce una mineralizzazione temporanea necessaria a liberare nutrienti per la pianta, mentre la striscia non lavorata funge da serbatoio di stabilità biologica e strutturale, garantendo l’equilibrio complessivo dell’ecosistema suolo.

Applicazione di biostimolanti tramite drone

Un momento di particolare interesse è stato dedicato alla dimostrazione di distribuzione di biostimolanti mediante droni. Sebbene il progetto SOILRES si focalizzi principalmente sulla gestione del suolo e sulla composizione ed efficacia di biofertilizzanti e biostimolanti, l’integrazione con altre modalità di applicazione di questi input è stata discussa come strategia complementare per la salute del sistema. 

L’uso dei droni permette di superare i limiti di portanza del suolo in condizioni di elevata umidità, evitando il compattamento meccanico da passaggio delle macchine agricole e garantendo la tempestività dell’intervento biostimolante proprio quando la pianta ne ha più bisogno, con  finestre temporali di applicazione dei prodotti più ampie. 

Economia circolare e biotrasformazione dei sottoprodotti

Il cuore della visita è stato l’esame dei processi di economia circolare all’interno dell’azienda. Gli studenti hanno analizzato la filiera di trasformazione interna che converte i sottoprodotti – scarti della produzione casearia e lettiere bovine e caprine –  in input agricoli ad alto valore aggiunto. Ad esempio, è stata illustrata la tecnica di maturazione del compost di lettiera di stalla tramite lombrichi che sfruttano  la loro azione di bioturbazione e la creazione di pori per ossigenare la matrice ed evitare perdite di nutrienti per volatilizzazione. La discussione si è poi spostata sulla produzione di tè di compost come veicolo di biodiversità microbica ad effetto biostimolante e di biocontrollo. 

L’esperienza sul campo ha permesso agli studenti di analizzare il modello di economia circolare applicato, dove la valorizzazione dei reflui zootecnici e dei sottoprodotti colturali rappresenta un pilastro per la chiusura dei cicli biogeochimici. Tale approccio trasforma l’azienda in un ecosistema funzionalmente integrato, capace di ottimizzare il bilancio degli input esterni e di stabilizzare la fertilità del suolo attraverso il riciclo endogeno della materia organica e dei nutrienti.

SoilRes è un progetto finanziato dall’Unione Europea nell’ambito del programma Horizon MSCA 2023 – Accordo di sovvenzione No. 101218994. In Italia, il progetto SOILRES coinvolge l’Azienda Agricola La Petrosa insieme a Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, Università degli Studi di Napoli Federico II e DEAFAL, che hanno collaborato allo sviluppo delle tesi sperimentali. Completano il partenariato italiano MOM – Moretto Officine Meccaniche, LG Italia e Record Bioenergy.