Transhumances: nuove vie lattee per il pastoralismo

Sui Pirenei Atlantici, nella regione di Béarn dal 15 al 20 luglio

Chiusure di frontiera che spezzano le rotte della transumanza. Norme igieniche pensate per l’industria, non per una malga. Prezzi che non permettono più di vivere del proprio lavoro. È il pastoralismo raccontato da chi lo pratica ogni giorno, ed è anche il motivo per cui, dal 15 al 20 luglio, pastori e casari da tutta Europa (e non solo) si sono dati appuntamento nella regione di Béarn (Pirenei Atlantici) per l’incontro “Transhumances: nuove vie lattee”. Per l’Italia ha partecipato DEAFAL ETS, insieme a Edmondo Soffritti dell’Azienda Agricola La Petrosa.

L’invito è arrivato dall’Associazione dei Pastori e degli Allevatori Transumanti delle Valli Bearnesi, con il sostegno degli eletti del Consiglio Dipartimentale dei Pirenei Atlantici e dei sindaci della Valle d’Aspe. Cinque giorni durante i quali allevatori e casari provenienti da Albania, Spagna, Francia, Italia, Romania, Svizzera, Turchia e Georgia si sono confrontati sulle proprie pratiche, hanno approfondito le norme igieniche legate alla caseificazione a conduzione familiare e hanno preso parte al concorso caseario di Lées-Athas.

Il pastoralismo è oggi minacciato in tutto il mondo, e sta cercando di reinventarsi. Ad agricoltura, ambiente ed economia in crisi, allevatori, cittadini e organizzazioni della società civile rispondono unendo le forze per preservare e tramandare saperi antichi.

Il campanello d’allarme era già suonato nel 2018 a Salonicco, quando la rete internazionale Urgenciche riunisce in 43 paesi le associazioni che promuovono partenariati solidali tra agricoltori e cittadini (AMAP, CSA) — aveva riunito i pastori di diversi paesi in un workshop dedicato. Il bilancio tracciato allora resta attuale: chiusure delle frontiere che ostacolano la transumanza, norme igieniche poco adatte alle piccole realtà, mercati globalizzati che favoriscono l’allevamento intensivo e prezzi troppo bassi per garantire un reddito dignitoso ai produttori. Fattori che stanno minando un modello agricolo riconosciuto, al contrario, per il rispetto del benessere animale e per la capacità di valorizzare ambienti naturali molto diversi tra loro, dai pascoli di montagna alle zone umide.

Ma accanto alla denuncia, crescono anche le alternative. In tutto il mondo, iniziative dal basso sostengono un modo diverso di considerare il cibo, rifiutando di ridurlo a semplice merce. «Le filiere corte e i partenariati solidali locali sono leve essenziali per mantenere un’agricoltura di sussistenza radicata nelle comunità locali», sottolinea Flore Binggeli, allevatrice di capre svizzera ed esperta di pastoralismo in seno alla rete Urgenci.

È proprio in questo contesto che nel 2025 Urgenci – rete internazionale che riunisce le Comunità a Sostegno dell’Agricoltura (CSA) e i partenariati locali di solidarietà per l’agroecologia – ha lanciato, con il sostegno dell’Unione Europea, un programma Erasmus triennale volto a creare una rete di mutuo sostegno tra i casari a conduzione familiare, per preservare e promuovere i saperi tradizionali. Il progetto “Transhumances: Educazione Interregionale all’Agrosilvopastoralismo” si basa sulle iniziative di cooperazione già esistenti, sui bisogni espressi dagli allevatori e sulla ricchezza dei prodotti locali. Entro il 2028 è destinata a nascere una rete di casari esperti, sia a conduzione familiare che artigianale, che agiranno da ambasciatori delle proprie pratiche presso istituzioni internazionali come l’Unione Europea e la FAO, potendo contare sul sostegno di un vasto ecosistema di ricercatori, tecnici, organizzazioni agricole, scuole di formazione per pastori e amministratori locali impegnati per il mondo rurale.

L’incontro nel Béarn si inserisce del resto in un anno particolarmente significativo: il 2026 è stato proclamato dall’ONU Anno Internazionale del Pastoralismo, un riconoscimento che sottolinea l’importanza di queste pratiche nella tutela degli ecosistemi, delle culture locali e della sovranità alimentare.

Per tutti i pastori e i casari presenti, la posta in gioco è chiara. Come ricorda Olivier Maurin, pastore e segretario dell’Associazione degli Allevatori e Transumanti delle Valli Bearnesi: «Dobbiamo mobilitare su larga scala il pubblico, gli amanti del buon cibo e le autorità pubbliche, per far capire che l’agro-pastoralismo è la via da seguire per l’autosufficienza alimentare. È anche una questione di eccellenza culinaria, di salvaguardia dei posti di lavoro locali e di tutela della biodiversità. Il futuro del pastoralismo dipende dalle scelte politiche che facciamo oggi».

Un messaggio che chi ha partecipato a questi cinque giorni nel Béarn porta ora con sé: l’impegno dei pastori e degli amministratori locali, di fronte ai danni causati dai mercati globalizzati, è una difesa concreta delle aree rurali e montane e di un patrimonio che appartiene a tutti noi.

TRANSHUMANCES: InterRegional Education in AgroSylvoPastoralism è un progetto di Urgency in collaborazione con Deafal ONG, Association des Eleveurs et Transhumants des Vallées Béarnaises, ADAD Malore, Bogatepe Cevre ve Yasam Dernegi, Associació Rurbans, Asociatia Acces la Pamant pentru Agroecologie – A.L.P.A. , realizzato con il sostegno della Comunità europea [Erasmus+ KA220 Adult Education Project (2025-1-FR01-KA220-ADU-000363766)]